Canoviana2012

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venerdì 6 febbraio 2015

Compleanno d'autore



Zante, 6 Febbraio 1778 nasce Niccolò -detto UGO - FOSCOLO, scrittore, poeta .. da me amatissimo.

Andrea Appiani, Ugo Foscolo, 1801-1802
Milano, Pinacoteca di Brera


Vorrei "festeggiarlo" così, con un Autoritratto in versi, un sonetto che nel corso degli anni egli ritoccò  e modificò, come fece Rembrandt con gli oltre settantacinque "selfie" che realizzò nell'arco della propria vita. Il pittore e il poeta documentarono  con le rispettive arti non solo il tempo che passava sulla loro pelle, ma sopratutto l'immagine che avevano di sé stessi. 


Autoritratto
Solcata ho fronte, occhi incavati intenti;
Crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto;
Labbro tumido acceso, e tersi denti,
Capo chino, bel collo, e largo petto;

Giuste membra, vestir semplice eletto;
Ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti,
Sobrio, umano, leal, prodigo, schietto;
 Avverso al mondo, avversi a me gli eventi.

Talor di lingua, e spesso di man prode;
 Mesto i più giorni e solo, ognor pensoso,
Pronto, iracondo, inquieto, tenace:

Di vizi ricco e di virtù, do lode
Alla ragion, ma corro ove al cor piace:
Morte sol mi darà fama e riposo.


 
1802, Pisa,  Nuovo Giornale dei letterati


Antonio Berti, Monumento funebre a
Ugo Foscolo 
Firenze,  Santa Croce
Foscolo non nega i propri difetti, riconoscendosi "di vizi rico e di virtù" e al contempo, come la Regola del Romanticismo impone, carica i propri particolari fisici di significati morali. La "fronte solcata", gli "occhi incavati", però "intenti",  quindi fissi in direzione dei desideri che, insieme al "capo chino" rispecchiano il suo tormento, alimentato da una vita travagliata. 
Le "giuste membra", il corpo proporzionato di cui egli parla, trovano una interpretazione eccezionale nel ritratto in scultura che ne fa Antonio Berti il secolo scorso, per il sepolcro inaugurato nel 1871, quando le ceneri del Nostro furono portate da Londra (dove egli era morto nel 1827) a Firenze, nella Basilica di Santa Croce.
La statua nasconde il "crin fulvo", ma non dimentica le "emunte guance" e il "largo petto" lasciando inoltre trasparire l'essenza stessa che costituisce l'animo del poeta inquieto: "Sobrio, umano, leal, prodigo, schietto".
Ovunque il cor ti abbia condotto, Ugo caro, sappi che la fama in cui speravi ce l'hai tutta, se non di più. 

domenica 10 novembre 2013

La trascendenza dell'immanenza.


La Basilica di Santa Croce in Firenze
vista da Osservarte
Camminare lentamente nell'atmosfera soffusa delle navate di Santa Croce è uno dei più puri piaceri dello spirito.
Lo sguardo basso ripercorre sul pavimento le vite dell'aristocrazia fiorentina, tra una lapide e l'altra. Spesso vanamente ci si sforza di interpretare un'iscrizione o una fisionomia consumate dai passi dei pellegrini. Puntando, invece, il naso verso l'alto e dedicando l'attenzione alla cappelle e agli altari, sembra di vivere in un manuale di storia dell'Arte: Giotto e la sua scuola, Desiderio da Settignano, Donatello... e tanti altri ornano le pareti della basilica francescana arricchendole con la qualità eccelsa della loro arte.
La Chiesa, però, forte dei versi che le ha dedicato Ugo Foscolo, trae l'elemento più affascinate e coinvolgente dalla presenza di tombe di personaggi celebri, delle "Itale glorie". Niccolò Machiavelli, Galileo Galilei , Michelangelo e lo stesso Ugo Foscolo godono qui l'eternità della morte, celebrati, osannati e ricordati ogni giorno. 
Il mio obiettivo oggi è indirizzarvi ad altro, a una tavola che sembra appoggiata lì per caso, che quasi sparisce. Mi riservo, pertanto, di trattare del pantheon fiorentino in un altro momento, per non accumulare in un unico post le forti emozioni (e anche gli affetti!) che mi suscita il pellegrinaggio dove "l'ossa / fremono amor di patria" e il crudo dolore che traspira dalla Pietà del Bronzino.
Accanto al quinto altare della navata sinistra si staglia umilmente uno dei capolavori del famoso manierista.

La Basilica di Santa Croce in Firenze
vista da Osservarte:
la navata sinistra
Nell'immaginario collettivo Bronzino è noto soprattutto per i ritratti e per l'Allegoria (1545) oggi alla National Gallery di Londra. Il dipinto inglese si distingue per una pennellata smaltata che completa un disegno finitissimo; un'immagine dettagliata che contrasta con un soggetto ambiguo, una complessità formale tutt'ora al centro di un dibattito critico vivacissimo
Per parlare dei ritratti bronzineschi, servirebbe un blog ad hoc, con più post dedicati a una sola opera. 
Bronzino, Eleonora di Toledo
e il figlio Giovanni
, 1545,
Firenze, Galleria degli Uffizi
In Bronzino, la rappresentazione psicologica e individuale degli effigiati sembra annullarsi nell'elegante apparato che li incornicia, tra l'eleganza delle vesti e degli oggetti che ne stabiliscono il rango. Un esempio per tutti, Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni (1545): su uno sfondo freddo e tagliente si stagliano la madre e il figlio, offerti all'osservatore come due oggetti preziosi. La ricchezza delle vesti, gli incarnati serici e la totale assenza di emozioni (anche nel bambino!) fanno di questa tela l'emblema dell'atemporalità aulica del Bronzino ritrattista. Il tempo si è fermato, la luce indugia sulle perle e sul damasco, la stabilità delle pose suscitano nel loro insieme un'impressione di incombente vicinanza e di inaccessibile monumentalità. Si tratta della più pura immagine del potere.
Bronzino, Eleonora di Toledo e il figlio Giovanni, 1545
Firenze, Galleria degli Uffizi, dettagli
Venticinque anni dopo il ritratto della moglie del Duca di Firenze Cosimo I, Bronzino dipinge una Pietà per Giovanni Battista della Fonte, da collocare nell'altare di famiglia in Santa Croce. Nel passaggio da un'arte di stato a un'arte sacra, l'artista rimane assolutamente fedele a sé stesso e si conferma pittore del dettaglio. 
La barba di Cristo, i riccioli dell'angelo e i lineamenti della Vergine.
I colori sono ancora brillanti e creano contrasti di intensa drammaticità. Le carni eburnee del cristo si scontrano con il verde deciso delle ali dell'angelo.
Mollemente abbandonato nell'abbraccio disperato della madre, il corpo morto (morente nel disegno preparatorio) di Gesù si fa armonica fusione del linguaggio di Michelangelo e di quello di Pontormo: Bronzino ha superato il michelangiolismo degli anni precedenti e lo ha integrato alla formazione pontormesca. Egli, inoltre, articola il gruppo assecondando il formato verticale della tavola. Il risultato è una monumentalità meditata, che si rende accessibile e si fa doloroso capolavoro.
Non è questa la sede per analizzare la religiosità personale dell'artista, cresciuta e maturata in un momento storico delicatissimo per il Cristianesimo (chiamiamola "Età della Controriforma"); le opere tarde raramente risentono di una sua visione personale, incarnando piuttosto i tormenti e le paure di un'epoca. Nei suoi versi si sente spesso dileggiare Lutero, ma non si legge mai una vera dichiarazione di fede. Tuttavia, guardando la pennellata di uno smalto a tratti cupo di questo dipinto, la sensazione di una gratitudine sincera nei confronti del sacrificio di Cristo mi sembra di sentirla. 


Bronzino, Pietà,  1569, 223 x 84.5 cm
olio su tavola in tabernacolo ligneo policromato e dorato,
Firenze, Basilica di Santa Croce

Il dolore della Madre trasuda dalla tavola, consumando la commozione di chiunque. 


sabato 5 ottobre 2013

Lo specchio nella sedia

Raffaello "fece in Roma un quadro di buona grandezza, nel quale ritrasse papa Leone, il cardinale Giulio de’ Medici e il cardinale de’ Rossi, nel quale si veggono non finte, ma di rilievo tonde le figure; quivi è il veluto che ha il pelo, il damasco a dosso a quel Papa, che suona e lustra; le pelli della fodera morbide e vive, e gli ori e le sete contrafatti sì che non colori, ma oro e seta paiono. Vi è un libro di carta pecora miniato che più vivo si mostra che la vivacità, et un campanello d’argento lavorato, che non si può dire quanto è bello. Ma fra l’altre cose vi è una palla della seggiola brunita e d’oro nella quale, a guisa di specchio, si ribattono (tanta è la sua chiarezza) i lumi de le finestre, le spalle del Papa et il rigirare delle stanze; e sono tutte queste cose condotte con tanta diligenza che credasi pure, e sicuramente, che maestro nessuno di questo meglio non faceria né abbia a fare" scrisse ammirato Giorgio Vasari. che copiò il dipinto nel 1536!
             
Raffaello Sanzio
Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de'Medici e Luigi de'Rossi 
1518-1519, Firenze, Gallerie degli Uffizi





venerdì 23 agosto 2013

Paul Emsley, HRH The Duchess of Cambridge, 2012, Londra, NationalPortrait Gallery


Paul Emsley, HRH The Duchess of Cambridge, 2012, Londra, NationalPortrait Gallery


Un solo orecchino di zaffiro, simbolo della regalità dell'effigiata, accompagnato da un sorriso delicato dipinge la Duchessa di Cambridge in questo suo  primo ritratto ufficiale, dai più aspramente criticato, da lei stessa definito "Just amazing. Absolutely brilliant" (Semplicemente fantastico. Assolutamente geniale).

lunedì 15 luglio 2013