Canoviana2012

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venerdì 20 febbraio 2015

Bolgia Barcaccia

Roma, Piazza di Spagna, Venerdì 20 Febbraio h17.oo.
Una folla di applausi accoglie l'acqua che riprende a scorrere nella Barcaccia, la fontana che vide la luce nel 1629 grazie ai Bernini padre (Pietro) e figlio (il più celebre Gian Lorenzo). 24 ore prima una folla inferocita aveva reso la piazza ai piedi di Trinità dei Monti il teatro della propria violenza, facendone della Barcaccia il cuore.



Eppure Ulisse ci aveva ammonito:

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza

(Dante Alighieri, Commedia, Inferno, XXVI, vv.118-120)


William Blake, Ulisse tra le fiamme, Illustrazioni
 alla Divina Commedia di Dante 1824-1827
fonte www.blakearchive.org

Non voglio far polemica sul chi sia stato e sulle origini della "guerriglia", non voglio fare antropologia e nemmeno andare alle radici del Galateo e della cortesia che si dovrebbe avere in qualità di ospiti in casa altrui...perché cosine del genere non si dovrebbero fare nemmeno entro i confini della propria!
Semplicemente mi limito a riflettere sul fatto che queste cose oggi non dovrebbero accadere. L'Arte dovrebbe brillare ed esser il fiore all'occhiello della cultura, invece subisce quotidianamente il bullismo dell'ignoranza. Talvolta è velato, talvolta è tanto esplicito da ferire l'orgoglio di una intera nazione.
<<110 scalfiture>> 
a ricordo di uno stupro culturale.
Le birre stanno meglio in frigorifero.
Punto e basta.


La Barcaccia fotografata da Osservarte lo scorso Dicembre


giovedì 11 luglio 2013

Dante a Parigi

L'afa di questi giorni propone un'associazione spontanea con le calure subite da Dante passeggiando all'Inferno. E il pensiero vola ad Auguste Rodin, che ho incontrato in un pungente inverno parigino. CALDO vs FREDDO.
Dal 1880 per oltre quarant'anni lo scultore lavorò alla propria interpretazione della Divina Commedia, per realizzare un porta per il Musée des Arts Décoratifs di Parigi.
I versi "lapidari" di Dante (così li definì lo stesso Rodin, che li studiò per più di un anno) diventarono bronzo, un silenzioso omaggio al lavoro di Lorenzo Ghiberti per il Battistero di Firenze, la Porta del Paradiso. 
Alta più di 6m, larga 4  e profonda 1, la Porta dell'Inferno si erge con tutta la sua potenza ornamentale nel giardino della casa dove abitò scultore, oggi Musée Rodin, nel cuore di Parigi. Oltre 200 personaggi, in un groviglio di corpi e forme, popolano il portale e danno vita alle parole di Dante.
Per molti di noi, il testo dantesco è stato protagonista di incubi dell'adolescenza, non tanto per lo scenario infernale che presenta, quanto per l'interrogazione non preparata per il mattino successivo. Figure retoriche, parole obsolete... ma, diversamente dalla terzine dantesche, quest'opera monumentale non ha bisogno di parafrasi! L'amore struggente di Paolo e Francesca, il dolore disumano del Conte Ugolino e la disperazione di tutti i dannati lasciano senza fiato.
 Chiunque sente un brivido, l'emozione di un bambino che scopre il fascino delle onde del mare. Perché è questo che trasmette l'Inferno di Rodin, il fascino della scoperta di qualcosa che rimane sempre... un mistero.



Auguste Rodin, La Porta dell'Inferno
1880.1917, Musée Rodin, Parigi

"Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta, e 'l modo ancor m'offende.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer si forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense".
Queste parole da lor ci fuor porte.

Dante Alighieri, Inferno, V, 100-108