Canoviana2012

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giovedì 18 luglio 2013

Spiritelli a Firenze

Le sale di Palazzo Strozzi oggi e quelle del Louvre dopodomani, si fanno ospiti di una serie di capolavori affascinante.
Da sinistra - particolari di
Donatello, Madonna Pazzi. Desiderio da Settignano, Olimpia, regina dei Macedoni
La locandina della mostra, con Donatello, San Ludovico di Tolosa
L'indagine delle "radici" dell'arte rinascimentale offre lo spunto per una riflessione storico artistica che parte dalla fine del XIII secolo per arrivare a metà del XV, ed è un trionfo per il benessere. Anche fisico!
Poter passeggiare tra Brunelleschi, Donatello, Andrea del Castagno, Mino da Fiesole.. Masaccio e l'arte antica è un piacere che genera energia ed entusiasmo, soprattutto quando il significato del percorso è chiaro, lineare ed essenziale. L'esposizione La primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze 1400-1460 dà questo piacere, consentendo di seguire con agio il filo di un discorso che presenta le origini del Rinascimento: attorno al "mito" della città di Firenze si snoda un percorso che insegue la riscoperta della classicità da parte degli Umanisti e la sensibilità intellettuale che caratterizzarono la città di Firenze nel Quattrocento.
L'importanza di alcuni pezzi sembra catapultarci in un manuale di storia dell'arte: appena si entra, quasi ci si dimentica di guardare gli esempi due/trecenteschi che ci accolgono, per fiondarsi a guardare le formelle di Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi, Il Sacrificio di Isacco. Visti così, faccia a faccia, stordiscono anche l'animo più ferreo. Il contrasto tra la compattezza compositiva del bronzo di Ghiberti e la spazialità frammentaria di quello di Brunelleschi non hanno bisogno di commenti, stupiscono e basta. E non finiranno mai di lasciare con il fiato sospeso.
 Subito sopra, Brunelleschi architetto e la cupola di Santa Maria del Fiore... il tour rinascimentale prende il via.
Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti
Il sacrificio di Isacco, 1401
Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Dopo questo trionfo del sacro, l'immersione nel tema profano e negli studi prospettici è stata sorprendente. Poter dialogare con gli spiritelli di Donatello può esser linfa per lo studio e per il solo godimento estetico: sorrisetti ammiccanti e irriverenti...
La scultura di Donatello & Co. si fa guida d'eccellenza, aprendoci i cantieri di Orsanmichele e del Campanile del Duomo fino ad avviarci alla scoperta delle terracotte invetriate di Luca della Robbia e delle composizioni equilibrate della "Pittura scolpita" di Masaccio, Paollo Uccello, Andrea del Castagno e Filippo Lippi.
Putto Mictans
Filo dell'intero percorso è lo stretto rapporto tra l'arte (sopratutto la sculutra) del primissimo rinascimento e quella tardoantica e i due puttini donatelliani si inseriscono a pieno titolo in questo discorso, insieme a una certa ritrattistica che prende il via proprio a Firenze negli anni Venti del Quattrocento, cioè quella delle medaglie e quella dei busti-ritratto. Gli effigiati sono ritratti di profilo, come gli imperatori nelle medaglie di Roma antica, o si fanno scolpire in busti austeri ed eleganti, nelle vesti di grandi condottieri. Con queste opere si passa a intravedere una committenza che a metà del XV secolo era ancora rara, anzi, era peculiarità della città di Firenze, cioè quella dei nuovi mecenati privati. E a fine percorso ci si imbatte in questi personaggi fieri, sicuri di sè e del proprio ruolo, come era la Firenze oligarchica dei de'Medici.
Gli Spiritelli reggicandela di Donatello


La mostra a Palazzo Strozzi: La Primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze 1400-1460

Palazzo Strozzi a Firenze


martedì 9 luglio 2013

Satira fiamminga: una scoperta

Vado a Roma per studiare alla Galleria Doria Pamphilj. Spendo una intera mattinata tra tele del Seicento bolognese e marmi paleocristiani, passeggiando tra sale in stile Rococò e gallerie affrescate a grottesche nel Cinquecento. Un godimento intellettuale feroce. 
Seconda tappa della mia trasferta è il Chiostro del Bramante, su idea di una mia amica. 
Dell'arte fiamminga io non so NULLA in più rispetto a quello che dice un manuale. Non so assolutamente niente. E per me la mostra Brueghel. Meraviglie dell'arte fiamminga è stata una rivelazione meravigliosa ed esilarante!
Meravigliosa perché ho potuto incontrare da vicino quattro generazioni dei Brueghel, una dinastia di pittori fiamminghi attivi tra XVI e XVII secolo.
Dalla loro bottega sono uscite nature morte e allegorie il cui messaggio di vanitas che si percepisce è ancora forte.
Esilarante per i sotterfugi satirici che affiancano un'arte lenticolare.
Tra i pennelli di Pieter B. il Vecchio, del Giovane, di Jan "dei Velluti"  e di Jan il Giovane la natura si fa sempre più protagonista del dipinto, emancipandosi dallo sfondo e dominando l'intera composizione. La riflessione sulla natura si accompagna a un'analisi dei dettagli sempre più ossessiva. Con le lente di ingrandimento si scrutano anche le venature degli alberi dello sfondo. Al contempo l'artista concentra l'attenzione al dato quotidiano, rappresentando nei propri dipinti scene di vita "vissuta". 
Si aprono davanti a noi finestre sul mondo, spaccati della quotidianità fiamminga del XVII secolo, che potrebbe essere quella di oggi. La pittura bruegheliana dipinge con una freschezza disincantata un'umanità allo sbaraglio che potrebbe essere la nostra...tra scenette pseudo-erotiche, satire e feste di campagna vive una popolazione in fermento. 
L'esposizione sui Brueghel, pertanto, si offre a un pubblico di ampiezza smisurata. Essa può soddisfare tanto un culture della materia, quando un amante della parodia politica italiana, quando un appassionato di fumetti. E tale soddisfazione si nutre del fatto di essere data da una pittura raffinatissima, costruita da una cromia forte e disegnata da piccoli pennelli, pronti a mettersi in discussione. Ed ecco che tra una Allegoria e una Strage degli innocenti si apre un piccolo sipario satirico, per rivisitare il Nuovo Testamento e la mitologia e darne una versione che sia fruibile a tutti.
Nel loro eccezionale fervore lenticolare queste punte sottilissime di pennello fanno sognare...la realtà!




martedì 2 luglio 2013

Manet @Venezia

Édouard Manet in mostra a Palazzo Ducale. Meraviglioso MANET RITORNO A VENEZIA.
Mi era nota la pittura, anche il manuale più mediocre ne parla. Quelle pennellate nette e ricche di colore.
Ma non avevo idea della fitta rete di rapporti che si nasconde dietro una cromia purissima, fatta quasi di campiture, che dipinge un'umanità vitale e...umana.
C'è in Manet la profonda conoscenza di una contemporaneità fatta di élite culturale e salotti, fatta di poeti e artisti, fatta di uomini. I viaggi in Europa, gli spunti dall'Antico (l'arte veneta del Cinquecento, il Seicento spagnolo) e gli scambi con colleghi e scrittori impregnano l'arte di Manet di una forza travolgente.
Questa energia talvolta si smorza sulla tavolozza, per farsi beffa della morale del tempo (vedi la Olympia, locandina della mostra). Ma è nel disegno che si manifesta con un'enfasi speciale l'arte di Manet. Non ne conoscevo la grafica fino a questo momento. La porosità del lapis, affatto fine, segna con contorni netti e decisi silhouette e figure. Le ombre non sono sfumature, ma pure geometrie scandite dalla vigorosa punta di quella matita che mai sembra staccarsi dal foglio. È stata una scoperta meravigliosa!
Per me Manet non sarà più solamente quell'ardito pittore che osò pensare  Le déjeuner sur l'herbe, ma sarà anche un grande disegnatore, che nel foglio ingabbia uno studio attento, puntuale e appassionato.
Una passione contagiosa.
Tornate anche voi a Venezia!